San Leopoldo, pioniere dell’ecumenismo

Quando abbracciò la vita religiosa nella famiglia francescana dei Cappuccini, il giovane Bogdan-Adeodato Mandić coltivava già due aspirazioni, due sogni sortigli in animo fin dall’infanzia trascorsa a Castelnuovo di Cattaro, sulla costa dalmata dell’Adriatico. Il sogno di essere missionario nel vicino Oriente, per ricomporre l’unità tra i fratelli ortodossi e quelli della Chiesa cattolica; e quello di diventare confessore, per usare con i penitenti tanta misericordia e bontà.

Tuttavia la salute fragile, malferma e l’obbedienza promessa, gli consentirono di realizzare unicamente il secondo sogno.L’Oriente, che desiderava raggiungere quale missionario, coincise con ogni anima che chiedeva il suo aiuto spirituale nel confessionale. Il 31 gennaio 1941, annotò: «Mi obbligo con voto, momento per momento, con tutta la diligenza possibile, tenendo conto della mia debolezza, di dedicare tutte le energie della mia vita per il ritorno dei fratelli separati d’Oriente alla unità cattolica.

Per il momento, ogni anima che avrà bisogno del mio ministero, sarà per me un Oriente».In padre Leopoldo, l’”offerta” della propria vita trovava le proprie radici nella storia personale e nell’amore che il frate portava al proprio popolo, unito alla sofferenza nel constatare lo scandalo delle divisioni e il danno che esse apportavano alla testimonianza cristiana nel mondo.

Egli ripeterà con insistenza questo voto e questo impegno nel corso di tutta la sua vita, sino alla vigilia della morte (circa 300 brevi scritti, mai divulgati, ma tenuti come diario o promemoria personale).

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