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Il santuario

La vita del santo

Biografia

Documentazione

Frati Cappuccini

Portavoce

 
 
 
 

La morte di un santo

Padova. Padre Leopoldo pochi giorni prima della mortePadre Leopoldo per la sua gracile costituzione, era sempre stato affetto da sofferenze e malattie spesso molto dolorose, ma negli ultimi due anni queste aumentarono senza misura.
Durante l'inverno 1940-41 i dolori allo stomaco, che l'avevano angustiato, si può dire, tutta la vita, si acutizzarono fortemente. Non potendo più nutrirsi, perdeva le forze giorno per giorno e per la debolezza non poteva reggersi. Si sostenne ancora per qualche tempo continuando a confessare, ma poi dovette cedere alla forza del male e mettersi a letto. Appena le forze gli permisero di reggersi
in piedi, ritornò subito al confessionale. Così passò l'estate, ma al sopraggiungere dei primi freddi invernali cominciò nuovamente ad accusare dolori lancinanti allo stomaco. Andò sempre peggiorando.
Venne ricoverato in ospedale. Dopo un mese di degenza, poté ritornare in convento. Sembrava rimesso, potendo reggersi e camminare. Nutriva la speranza di poter riprendere il suo lavoro al confessionale, la sua fine era ormai segnata.
Nei tre mesi che gli restarono di vita, dopo il ritorno dall'ospedale, continuò il suo ministero come prima, perché trasformò la cameretta dell'infermeria in confessionale. Aveva domandato ripetutamente al Signore di poter ascoltare le confessioni fino alla morte. Come auspicava, morì sulla breccia: una cinquantina di persone infatti, si confessarono da lui proprio nel giorno precedente il decesso. A questo punto è più adeguato il linguaggio di padre Beniamino da Enego che riteniamo fra i più autorevoli testimoni perché superiore di padre Leopoldo al tempo della morte.
Egli dichiarò:
«Padre Leopoldo è morto per tumore all'esofago il 30 luglio 1942. Quella mattina si era alzato molto per tempo, per celebrare la santa Messa nella cappellina dell'infermeria. Mentre stava per vestirsi per la messa fu colpito da grave malore e trasportato nella sua cella. Fui chiamato e, come prima cosa, diedi ordine di avvertire il suo confessore. Essendosi ulteriormente aggravato il padre vicario gli amministrò il sacramento dell'Estrema Unzione. Quindi io stesso gli raccomandai l'anima. Si riprese, lo esortai a ringraziare il Signore per il sacramento ricevuto e gli espressi il desiderio di portargli il santo Viatico. Egli mi rispose che, sentendosi benino, sperava di celebrare. Invece le cose precipitarono e non fu più in grado di ricevere la santa Comunione. Lo trovai sempre sereno, rassegnato alla volontà del Signore. Morì ripetendo le invocazioni che gli erano suggerite. Appena detto: o clemente o pia o dolce Vergine Maria, si sollevò e tendendo le mani verso l'alto, quasi andasse incontro a qualche cosa, spirò: sembrava proprio trasfigurato.
La salma di Padre Leopoldo fu composta secondo la tradizione dell'Ordine. Essendomi accorto che ormai il concorso della gente si faceva sempre più grande, disposi che padre Leopoldo fosse portato in una sala al piano terra del convento. La gente fu ammessa a visitarlo, e tutti volevano avvicinarsi e toccarlo per devozione. Si era dapprima disposto che i funerali fossero celebrati nella nostra chiesa, e di questo parere era anche il padre provinciale, sopraggiunto per l'occasione. Ma, per aderire alle richieste dei sacerdoti e per lo straordinario concorso di popolo, fu deciso di celebrare il funerale nella chiesa dei Servi.
Padre Leopoldo fu portato a spalle dai nostri padri e fratelli e il corteo fu proprio imponente. Nella chiesa dei Servi celebrò il padre provinciale. Terminata la funzione. accompagnai io stesso la salma al cimitero. Il corteo fu sciolto in piazza Castello. Quindi proseguimmo per il cimitero maggiore di Padova. lo, d'accordo con gli altri padri secondo la tradizione dell'Ordine, propendavamo perché fosse sepolto in terra. In seguito, però, a viva insistenza di alcuni sacerdoti, fu deciso di turmularlo nel sacello-ossario riservato ai sacerdoti e religiosi. Il sepolcro porta soltanto questa iscrizione: Padre Leopoldo cappuccino». Tutta la stampa cittadina, per parecchi giorni, parlò del grande scomparso in lunghi articoli esaltandone la magnifica figura ed esprimendo il cordoglio di tutta la città per la perdita dell'amatissimo padre.
Il quotidiano Il Gazzettino, il 2 agosto, così descrive i funerali, avvenuti giorno prima, di padre Leopoldo: «Folla nella chiesa di Santa Croce e nel sagrato; folla in corso Vittorio Emanuele e in Prato della Valle, in via Umberto e in via Roma; folla nella chiesa dei Servi, ché il popolo ha voluto assistere ieri mattina ai funerali del cappuccino padre Leopoldo; testimonianza del fascino che emana dalla forza dello spirito, quando questa si avvicina alle anime per le semplici e dirette vie del Signore. Gente sconosciuta, giunta appositamente anche da Trieste, da Milano, da Torino, da Roma e perfino da Napoli, poiché in tanti anni di apostolato, l'umile cappuccino, che tanto poco spazio occupava in questo mondo e il cui corpo era si può dire la sintesi del corpo, quanto bastava a tenere su questa terra la gran vampa di fede che lo animava, l'umile frate aveva avuto modo di spargere a piene mani le consolazioni tra quanti venivano a Padova da ogni parte d'Italia per riconciliarsi con Dio».

Le solenni manifestazioni nel giorno dei funerali e nelle prime commemorazioni funebri non furono l'estrema dimostrazione di affettuosa gratitudine, ma il principio di una nuova vita di amore e di affetto che era andata sempre crescendo.


 
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